Breve nota sull'operatività messa in campo



Breve nota sull’operatività musicale messa in campo

Testo a firma di Anna Laura Longo

Attualmente sono fautrice di un pianismo di ricerca che conduce verso elaborazioni performative decisamente personalizzate, il più delle volte accompagnate da teorizzazioni di carattere estetico-musicale e da itinerari di natura riflessiva, che regolarmente propongo attraverso pubblicazioni, scritti e testimonianze. 

Nelle mie esperienze i pianoforti vengono visti come sistemi produttivi “altri” e dunque azionati con modalità innovative, che tendono ad abbracciare una forma di sensorialità di tipo espanso.

In particolare, gli strumenti musicali vengono spesso da me utilizzati come “reagenti” prospettando un uso alternativo della mano e del corpo, per un risultato sonoro, ma anche visivo, inusitato. Sono frequenti nella mia concezione delle interpolazioni oggettuali che sono frutto di auto-progettazioni e che trovano una collocazione a ridosso dello strumento stesso (in particolare nella cassa, nella cordiera, negli interstizi dei tasti, etc.) oppure trovano un inserimento alternativo e circostanziato mediante la costruzione di assemblaggi appositi dotati di una certa complessità, che vanno a definire veri e propri dispositivi o impianti installativi. Vengono da me utilizzati anche cordofoni e strumenti a percussione, in forma integrativa rispetto alle prassi pianistiche, per ottenere elaborazioni e azioni strumentali di carattere misto. Anche l’utensile subisce di frequente una riconversione e diviene a volte un ausilio affascinante per la produzione del suono oppure si trasforma esso stesso in un “oggetto sonico”.  

Segnalo, a tale riguardo, le esplorazioni intitolate Allegorie sonore, rientrate in contesti teatrali. 

Nel pianoforte  si condensa, in definitiva, un reticolo di azioni multiformi e molteplici.

La prassi pianistica e strumentale è di per sé concepita proprio come un'indagine reticolare.

Nei Pianoforti "drammatizzati" che ho strutturato le soluzioni visive e uditive sono poste a contatto diretto, e il più delle volte proposte in forma giustappositiva.

La formula concertistica abituale, in taluni casi, non può considerarsi consona a queste formule, che richiedono un tipo di attraversamento ben diverso.

I cammini riguardanti le forme di musicalità, del resto, sono caratterizzati da sottigliezze molteplici e sono inoltre suscettibili di diramazioni o di continue integrazioni/ estensioni.

I  récital che ho portato in pubblico si avvalgono di evocazioni pianistiche molto marcate.

Di seguito alcuni titoli indicativi: 

• Lunghe le mani sfilate dal suolo

 • Sul potere di evocazione del suono

•  Lo spazio sorge (Primo stadio di vicinanza-mistero)

• Risonanze nell’alta penombra

• Suoni iconici (Musiche del tempo corrente) 

•  Klavier-reticolo

Di seguito una breve elencazione dei principali brani pianistici o esplorazioni sonore di carattere ampliato a cui ho lavorato:

Per raschiare le rocce, Velamen, Dentro fuochi ammutoliti da caotiche distanze, Allegorie sonore, Nella pienezza si fa strada un sogno, Vortice trasformativo, Segni di permutazione e voli in crespi sentieri, Suoni e paesaggi striati, Musiche tubolari.







Commenti